Jozzino è un “Progetto Musicale Elettronico Sperimentale” basato a Firenze, Italia. Il progetto esplora il suono come processo, lavorando su sottrazione, ritmo irregolare e dinamiche non lineari. La ricerca si concentra su spazio, silenzio e instabilità come elementi strutturali della composizione.
Intervista sul suono, la libertà e il processo
“Una conversazione sul suono come processo, sulla libertà come sottrazione e sull’errore come apertura.”
D: Chi è Jozzino?
R: Non è un personaggio. È una direzione. È il punto in cui smetto di spiegare e inizio a fare. È un modo di stare dentro il suono senza cercare di controllarlo troppo.
D: La tua musica sembra più un processo che un prodotto. È così?
R: Sì. Non mi interessa “fare un pezzo bello”. Mi interessa arrivare in un punto vero. Se il pezzo ci arriva, allora esiste. Se no, resta un tentativo. Non butto via niente, ma non forzo nulla.
D: C’è molto spazio, silenzio, instabilità. Perché?
R: Perché è lì che succede qualcosa. Quando togli, quando non riempi tutto, emerge quello che normalmente copri. Il silenzio non è vuoto, è tensione.
D: Il ritmo spesso è irregolare, come nel 7/4.
R: Sì, perché il tempo stabile è rassicurante. Io non cerco rassicurazione. Cerco movimento interno. Il 7/4 ti costringe a stare dentro, a non andare in automatico.
D: Nei testi parli spesso di libertà. Che cos’è per te?
R: Non è fare quello che vuoi. È smettere di raccontarti certe storie. Libertà è vedere che molte cose che pensi siano “te” in realtà sono solo abitudini.
D: Che rapporto hai con l’errore?
R: È fondamentale. L’errore è dove il controllo salta. E quando salta il controllo, succede qualcosa di interessante.
D: Cosa stai cercando davvero con Jozzino?
R: Non sto cercando di arrivare da qualche parte. Sto cercando di non tornare indietro.
“Take what you can carry. Leave what you can’t hold.”
Ascolta Jozzino: